Alterità (1) - La vita animale reificata - XI | Uomini di ogni leva

Alterità (1) - La vita animale reificata - XI

- (I) - L'aberrante distruzione del diverso da sé

by Chiara De Lucia

 

 

Voglio dedicare questo ciclo di post sull'alterità, sul riduzionismo e sulla barbarie criminale, disgustosa e vergognosa, dell'uomo nei confronti di ciò che di volta in volta etichetta (e costruisce) come altro da sé a Jamey Rodemeyer.

 

Jamey Rodemeyer, di Buffalo, aveva 14 anni quando, lo scorso 19 settembre, s'è suicidato.

Qualche tempo prima aveva pubblicato su Youtube (http://www.youtube.com/watch?v=-Pb1CaGMdWk) un video nel quale denunciava i soprusi, le angherie, le persecuzioni che stava subendo da parte dei compagni e dei coetanei. Da quando nel dicembre 2010 s'era scoperto bisessuale la sua vita s'era trasformata in un incubo: con la perdita dello status di “normale”, con il riconoscersi e l'essere individuato e additato come altro, la sua giovane esistenza era diventata un ricettacolo di torture e dolore.

(Ringrazio Matteo Winkler, sono venuto a conoscenza di questa emblematica tragedia leggendo un suo articolo sul Fatto Quotidiano, http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/chi-e-jamey-rodemeyer/161681/ )

 

A questo proposito non posso che ricordare una delle più intense scene del miglior (a mio parere) film dell'ultimo decennio, “Milk”, di Gus Van Sant:

 

Milk segue in tv gli esiti delle votazioni sull'abrogazione (fortemente voluta e promossa da Anita Bryant) di una normativa locale che riconosce limitati diritti civili basilari agli omosessuali.

 

Le posizioni fondamentaliste e ultraconservatrici della ex cantante prevalgono.

 

Milk è sconfortato, deluso, vuole abbandonare tutto.

Anita legge al telegiornale un comunicato, “questa sera le leggi di Dio e i valori culturali più alti dell'umanità sono stati difesi. Il popolo della contea, la maggioranza normale, ha detto basta, basta, basta!”

 

Squilla il telefono ed il politico va a rispondere, a chiamare è un adolescente “mi scusi signore, ho letto di lei sul giornale”, “mi dispiace non posso parlare in questo momento” risponde Milk, ma l'altro dice“signore io credo di volermi uccidere” , “no... io so che non lo vuoi fare; da dove mi stai chiamando?”, “dal Minnesota”, “hai visto la mia foto sul giornale del Minnesota? Come sono venuto?” cerca di sdrammatizzare, “i miei vogliono portarmi in un posto domani, un ospedale, per aggiustarmi”, “tu non... non hai niente che non vada, ascoltami: prendi un autobus per la città grande più vicina, Los Angeles, New York, San Francisco, non ha importanza, prendi e parti! E ricorda tu non sei malato, e non sei sbagliato, e Dio non ti odia. Prendi e vai.”, ma l'inquadratura si allarga, fino a questo punto avevamo visto solo il volto del ragazzino, ora ci accorgiamo che è su una sedia a rotelle, “non posso... non posso camminare signore”.

 

Milk è profondamente scosso, decide che vale ancora la pena combattere contro l'omofobia e la discriminazione violenta. Che fare qualcosa è moralmente doveroso.

 

Nelle strade di San Francisco si riunisce una folla furiosa, un corteo non autorizzato che protesta gridando “Anita carogna, torna nella fogna”.

 

 

- (II) - Animalismo e vegetarianesimo

 

Quando si parla di animali e di alterità, di rapporto tra l'uomo e l'altro da sé, di decostruzione degli abomini concettuali ed etici della cultura occidentale, il punto di riferimento obbligato è “http://www.animalismoevegetarianesimo.com/.

 

Su questo illuminate e curatissimo sito Pietro il Rosso ha costruito una piattaforma di dibattito sulla questione senza eguali nel panorama italiano. La qualità dei contenuti dei suoi articoli è altissima.

La maggior parte degli argomenti presentati in questo ciclo della rubrica “Analfabeti” discendono direttamente dalla stimolante lettura delle sue pagine e dalle conversazioni avute con lui nei commenti ai suoi post.

 

Imprescindibile soprattutto la serie dedicata al concetto di animale:

1 - Attorno al concetto di Animale: le riflessioni critiche di Jacques Derrida (http://www.animalismoevegetarianesimo.com/2011/08/attorno-al-concetto-di-animale-le.html)

2 - Attorno al concetto di Animale: Cartesio (http://www.animalismoevegetarianesimo.com/2011/09/attorno-al-concetto-di-animale-2.html)

3 - Attorno al concetto di Animale: Kant (http://www.animalismoevegetarianesimo.com/2011/09/attorno-al-concetto-di-animale-3-kant.html)

4 - Attorno al concetto di Animale: Lévinas e il volto dell'altro che dice "non uccidere" (http://www.animalismoevegetarianesimo.com/2011/09/attorno-al-concetto-di-animale-4.html)

5 - Attorno al concetto di Animale: Lacan e gli animali senza inconscio. Ma con i sogni. (http://www.animalismoevegetarianesimo.com/2011/10/attorno-al-concetto-di-animale-5-lacan.html)

6 - Attorno al concetto di Animale: Heidegger e conclusioni: non siamo tutti "gettati nel mondo"? (http://www.animalismoevegetarianesimo.com/2011/10/attorno-al-concetto-di-animale-6-fare-i.html)

 

 

- (III) - Un sommaria ricostruzione provvisoria: l'animale ridotto a res manipolabile ad libitum.

 

a)- Logocrazia, una sanguinosa tirannia totalitaria. In nome dello spirito.

 

Le vicende del pensiero e dell’antropologia occidentali in relazione all’animale sono particolarmente complesse e articolate; procedo quindi ad una sintetica e parziale introduzione partendo dall'individuazione di una utile (per quanto semplicistica) linea guida, un filone primario, che rende conto di molti processi mentali e culturali: la contrapposizione spirito-corpo, spirito-materia; già vagamente presente in epoca classica (ad esempio nel pensiero platonico e in varie correnti postsocratiche) diventa cardine della concezione occidentale nella tradizione cristiana.

 

Spirito è una scintilla divina in noi, materia-corpo è quella spregevole estensione spaziale in cui albergano le trappole e gli inganni del demonio. Spirito è alto, materia è basso. La materia va mortifica per esaltare lo spirito.

 

Lo spirito è solo nell’uomo, gli animali sono quindi pura materia.

Tutto questo è evidentissimo in Cartesio (il campione del riduzionismo dogmatico), senza dilungarci troppo basterà pensare alla tanto celebre quanto pericolosa distinzione “res cogitans-res extensa”, al “cogito ergo sum”, all'animale postulato come semplice macchina (per una esauriente decostruzione del filosofo francese ad opera di Deridda vedi il numero 2 della citata serie “Attorno al concetto di Animale)

 

Quello che mi preme sottolineare è che la differenza non è solo assiologica, spirito-bene materia-male, ma anche cosmologica (lo spirito creatore del mondo e dell’universo) e ontologica (lo spirito creatore è spirito radice, quindi spirito fondamento): tra l’essere spirito (immortale, eterno) e l’essere materia (contingente, transuente, informe) c’è una dicotomia incolmabile, un autentico salto ontologico. Il primo appartiene inoltre al regno dei fini e della libertà, il secondo a quello delle cause e dell’insensato.

 

b)- In nome della ragione-conoscenza

 

Ancora più perniciosa è l’identificazione della peculiarità dell’uomo come essere spirituale nella conoscenza. Lo spirito permette all’uomo di conoscere, l’uomo può attraverso la conoscenza, che solo lui detiene, conoscere e dimostrare Dio (prova ontologica ad esempio), conoscere la realtà che lo circonda ed apprenderne le leggi eterne. Non voglio soffermarmi troppo sul punto, faccio giusto un esempio: nel medioevo si credeva che il diritto fosse conosciuto, non voluto e deciso; si trattava di scoprirlo non di inventarlo, elaborarlo, imporlo, era già inscritto nell‘ordinamento del reale voluto da Dio (reicentrismo non materialistico e giusnaturalismo antico).

 

Quello che interessa è mettere a punto questo sillogismo: lo spirito è fondamento, lo spirito è conoscenza, la conoscenza è fondamento. Se per conoscenza si intende la facoltà di manipolare simboli culturali umani attraverso tecniche di organizzazione del pensiero (ad esempio logica e metodo scientifico), naturalmente solo l’uomo conosce e naturalmente risulta che uomo è: colui che conosce e che per questo è distinto dal resto del creato, superiore al resto del creato. Solo l’uomo quindi ha valore finale, ha dignità spirituale; il resto (animali, cose, piante) ha solo significato strumentale; la conoscenza è il discrimine.

 

c)- In nome del riduzionismo

 

Grazie allo sviluppo della tecnologia sempre di più l’uomo può trattare il resto come materiale informe strumentalizzabile, questo è giustificato (moralmente e ontologicamente) dal processo appena descritto che ha come esito lo svuotamento di senso e valore di tutto ciò che non è umano.

 

Questo svuotamento si traduce in una misurabilità quantificativa del materiale non umano, ovvero in una sua riduzione. Ciò che è così ridotto è manipolabile e plasmabile ad libitum.

Abbiamo quindi (sulla falsariga di cogito ergo sum) mensuro ergo possum: riduco, misuro tecnologicamente, quindi posso fare del misurato quello che voglio.

 

Si apre così nella modernità la strada all’arbitrio più sfrenato, l’arbitrio nei confronti della natura e degli animali più incosciente; infatti l’uomo è da una parte deresponasabilizzato dallo svuotamento di valore, dall'altra reso (onni)potente dalla tecnica. Il passo successivo è volo ergo possum: posso fare tutto ciò che voglio.

 

Ci troviamo dunque in un vicolo cieco: una volta che si è fondato tutto sulla conoscenza e che si è arrivati al mensuro ergo possum, l’uomo non può più tornare indietro, è ingabbiato nello schema mentale discriminante.

Gli si propongono solo due possibilità di svolta: restituire il significato ed il valore alla res extensa, ma questo è impossibile per la ratio essendi stessa del processo (spirito-conoscenza) e perché antiutilitaristico e antieconomico; oppure, invece di innalzare la natura a sé, abbassare anche sé stesso a livello di materia informe strumentalizzabile (pensiamo a tutto il mondo futuribile delle biotecnologie senza controllo: ibridazioni uomo-animale, cloni di sé per il ricambio degli organi, sterminio e sterilizzazione coatta di popolazioni improduttive per ridurre il sovraffollamento planetario, eccetera).

 

Questa seconda via (che abbiamo già iniziato a percorrere) è fatale, non perché io affermi la discontinuità totale e senza eccezioni tra uomo e natura, ma perché il ricongiungimento al ribasso, nella riduzione, produce il più feroce nichilismo antropico: una volta che l’uomo si è autostrumentalizzato otteniamo: mensuor, ergo non sum (per la via di Cartesio badate bene è quasi impossibile non giungere a questo, a meno di non smantellare, come dopo proporrò, l'intero sistema), cioè sono misurato e ridotto, quindi non sono. L’uomo è anch’esso preda del più bieco materialismo utilitaristico, negando il suo postulato di partenza si ritrova a non aver più valore e senso, si guarda allo specchio e vede una macchina ingiustificata: l’uomo è stato spazzato via, rimane un subumano simile ad un insetto, uno pseudoessere deteriore: l’uomo non è più.

 

 

d)- La via d'uscita della volontà-fondamento

 

In questa ricostruzione necessariamente ipersintetica e schematica si mette in luce come la tradizione occidentale abbia brutalmente ridotto l'animale (gli allevamenti intensivi contemporanei ne sono la prova più schiacciate) a partire dalla totale e acritica postulazione di un principio vissuto e pensato come inattaccabile: il dogma dello spirito-fondamento, conoscenza-fondamento

 

E' solo nell'ottocento tedesco che emerge una voce fuori dal coro unanime della teologia e della filosofia occidentali: la parola di Schopenhauer che ribalta radicalmente le colonne portanti della metafisica condivisa e dominante.

 

Schopenhauer verrà approfondito in futuro in un post a parte, per ora mi limito a dire che la sua originale e saggia concezione (fin da “Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente, passando per “Il mondo come volontà e rappresentazione, e arrivando a “Parerga e paralipomena”) prende le mosse dalla denunzia del peccato originale occidentale, l'abbaglio per la conoscenza-fondamento.

 

Per lui la conoscenza è assolutamente secondaria, è rappresentazione. Per lui la conoscenza prettamente umana che abbiamo fin’ora descritto è ragione (contrapposta a intelletto, una sorta di convertitore del noumeno in fenomeno; il quid responsabile della realtà per come la vediamo e la esperiamo). Fondamento è invece la volontà.

 

Mentre la conoscenza-fondamento è discriminatoria, la volontà-fondamento è fraterna: la volontà è in me, come in voi, come in ogni animale. Viene così spazzata via la dicotomia ontologica: tutte le creature sono su un piano di parità ed hanno pari dignità.

 

Detto per inciso Schopenhauer amava molto gli animali e valutava il grado di civiltà di una cultura dal modo in cui gli animali vi erano trattati e soprattutto dalla sofferenza che gli veniva inflitta.

Da questo punto di vista la civiltà occidentale contemporanea è la più incivile mai esistita.

 

Si può certo non condividere nulla della metafisica del filosofo tedesco, volevo solo introdurre di sfuggita questa eterogeneità, foriera di esisti auspicabili, nella nostra tradizione.

 

Concludendo indico anche un altro spunto che ci viene dalla filosofia di Schopenhauer: l'idea di l’intelletto, anche questo comune a animali e uomini.

E’ pensabile da un punto di vista di una teoria generale del diritto animalisticamente orientata e gravida di possibili ripercussioni nella politica legislativa concreta, ricostruire la soggettività giuridica (attribuire quindi diritti) a partire dall’intelletto e non dal concetto di essere umano.

 

 

Da "L'arte di insultare" (un'antologia di sferzate del filosofo tedesco, prese soprattutto da “Parerga e paralipomena”, a cura di F. Volpi), Piccola Biblioteca, Adelphi, v. 437, pagina 38, secondo paragrafo, intitolato:


"I cartesiani che negano la coscienza agli animali"

Se un cartesiano si trovasse fra gli artigli di una tigre, capirebbe nel modo più chiaro quale precisa differenza essa sappia fare tra il suo Io e il suo Non-Io.”

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Pietro il rosso

2011-11-18 13:22:49

Ciao Rodion!
Bel post, ottima sintesidi tanti argomenti.

a) In nome dello spirito
Questione che ha fatto davvero una parte della storia del pensiero.
Aggiungo restando nell'ottica del rapporto con l'Altro-animale che una delle più importanti tesi mai formulate riguardo al rispetto degli altri animali è quella del filosofo Peter Singer in Liberazione Animale (testo di culto, spesso definito la bibbia degli animalisti) che individua la domanda basilare che dovremmo porci nel rapporto con loro - sulla scorta di Jeremy Bentham - non in "sono intelligenti", o sono capaci di questo o quello, ma in "possono soffrire"? O meglio in "sono capaci di provare piacere e dolore"?
Al di là della validità di questa domanda-perno (per me grande, ancora oggi) è da notare come si fondi proprio su una rivalutazione dell'importanza del versante corpo-materia.

c)
mensuro ergo possum: ci sono diversi passaggi a mio giudizio terribilmente significativi in Terre al crepuscolo di Coetzee che parlano esplicitamente e specificamente del mensuro ergo possum. È già da un po' che pensavo di scrivere qualcosa al riguardo. Al momento non ho a tiro Terre al crepuscolo, purtroppo, ma mi riprometto di aggiungere qui una nota appena mi è possibile!

d) volontà-fondamento

Questo punto è davvero interessante. Conosco assai poco Schopenhauer, a maggior ragione non vedo l'ora di leggere il tuo approfondimento legato al filosofo tedesco.
L'idea della volontà come elemento egalitario mi piace molto e sono curioso al riguardo, anche per fare qualche paragone mentale con altre teorie filosofico-animaliste.
Sull'intelletto, data la mia ignoranza su Schopenhauer, spero tornerai a parlarne nel futuro post, così potrò chiarirmi un po' le idee. : )
Complimenti per la serie di post sull'alterità, tutti ben pensati e ben scritti!

P.S. Ho aggiunto questa pagina fra le segnalazioni sul mio blog, come son certo rifarò anche in futuro.

Un caro saluto e a rileggerti presto!

Pietro

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Rodion R. R.

2011-11-18 19:38:00

Ciao Pietro, grazie per il commento e per le tue osservazioni, come sai (e come si ricava anche dal post) seguo il tuo blog con grande attenzione; in questa fase poi si sta facendo particolarmente interessante con il passaggio all'analisi della problematica animale sulla base della letteratura.

"una delle più importanti tesi mai formulate riguardo al rispetto degli altri animali è quella del filosofo Peter Singer in Liberazione Animale (testo di culto, spesso definito la bibbia degli animalisti) che individua la domanda basilare che dovremmo porci nel rapporto con loro - sulla scorta di Jeremy Bentham - non in "sono intelligenti", o sono capaci di questo o quello, ma in "possono soffrire"? O meglio in "sono capaci di provare piacere e dolore"?"

Verissimo e visto che la risposta alla domanda "possono soffrire?" è "certamente sì" (ricordo la ridicola polemica sulla mancanza di dolore nei pesci in un vecchio numero della tua rubrica "Flash")è essenziale alla luce di questo impegnarsi per elaborare sul piano concettuale una ricostruzione della questione estremamente stringente e rigorosa (una concatenazione di sillogismi inattaccabili e generalizzazioni progressive) che costringa l'uomo (che in questo fa da sempre orecchi da mercante) ad ammettere tutte le contraddizioni (morali ma anche logiche) e le rimozioni su cui poggia il suo rapporto con gli animali. "Operazione presa di coscienza e onestà intellettuale" la chiamerei, lo scopo sarebbe non colpevolizzare, ma chiarificare e quindi responsabilizzare.

Circa la volontà: è interessante anche perché si ricollega strettamente alla questione del dolore. “Volontà” non va inteso nel senso comune: l'atto del volere, del decidere.

Il vasto campo semantico di volontà (in S.) comprende emozione, vita, sofferenza, istinto di conservazione, dinamiche umorali inconsapevoli, desiderio, pulsione, andamento del sistema neurovegetativo, eccetera.

Ad esempio: è grazie alla rappresentazione che io (o una pecora o un gatto) capisco che il bastone che mi sta per colpire è qualcosa di esterno a me, di solido, che sta si sta muovendo secondo una certa traiettoria, eccetera (tutta roba cognitiva. Io rispetto alla pecora ed al gatto potrò in caso sapere che il moto del bastone lanciato segue certe leggi fisiche, che si esprimono con determinati simboli, che sono state scoperte da determinati uomini, che sono vissuti in un determinato secolo, eccetera: tutta roba culturale)

Dipende dall'intelletto (trasformatore del noumeno in fenomeno) che io (come il gatto o la pecora) vedo il bastone, che ne senta il rumore, eccetera (C'è una bellissima frase di s. che dice "il mondo è nato quando il primo insetto ha aperto il primo "occhio" - non nel senso specifico di organo della vista -, ma con questo non intende affatto che l'essere non esistesse già da prima, solo non esisteva il mondo: è un passaggio difficile e lungo da spiegare, volevo solo sottolineare che per S. il mondo non è stato creato da dio o dallo spirito, è stato letteralmente creato dagli animali XD)

Ma dipende dalla volontà che io (o il gatto o la pecora) abbia paura del colpo che sta per arrivare, che io soffra quando percepisco il colpo, che io senta il bisogno (o abbia l'automatismo) di scappare per non essere colpito, eccetera.

(Naturalmente è una semplificazione drastica, ma spero che sia comprensibile cosa intendo)

S. pone questa volontà come il fondamento del reale e la rappresentazione (la conoscenza, il sapere...)come un mero strumento di cui la volontà s'è dotata per perseguire i suoi fini. Fonda quindi la sua metafisica, la sua ontologia, ma anche la sua etica a partire dalla volontà. Per lui quindi tra me il gatto o la pecora non c'è nessuna differenza ontologica o di senso o di dignità, in verità secondo lui gli animali hanno più dignità perché non mentono.

S. per farla breve individua "la cosa in sé" - (il noumeno)che Kant aveva scoperto ma giudicato inconoscibile benché necessariamente esistente e distinto da la cosa percepita (il fenomeno) - nella volontà. Questa intuizione geniale lo porta ad uno sconvolgimento totale della filosofia precedente.

In questa sede non posso dilungarmi oltre, a dire il vero non so bene come fare a trattare di petto S. in un articolo, probabilmente va al di là delle mie capacità. E' più probabile che provi a presentarlo attraverso approssimazioni parziali successive, quando avrò tempo.

Ti ringrazio per i complimenti e per la segnalazione di Analfabeti sul tuo Blog (ti faccio presente che anche il terzo numero sull'alterità, su Dostoevskij, tratta direttamente degli animali)

Questo ciclo sull'alterità ti è fortemente debitore. Non posso che consigliare a tutti il tuo blog www.animalismoevegetarianesimo.com

A presto.

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